IL 4 DICEMBRE CAMBIARE SIPUÒ, CAMBIARE SI DEVE

Siamo alle battute finali di un’irragionevole campagna referendaria. A Paternopoli silenzio assoluto. Dai partiti nessun segnale. Solo il Movimento 5 Stelle ci racconta delle ragioni del loro no. Il PD, al contrario, avrebbe dovuto gridare il suo SI.


Qui a Paternopoli non l’ha fatto, è stato assente per tutta la campagna elettorale referendaria. Non abbiamo capito nemmeno se voteranno si o no. Forse lo diranno a spoglio ultimato quando si saprà chi ha vinto. Da parte nostra abbiamo già vinto. In quest’irreale cappa di silenzio che avvolge Paternopoli, tutti in attesa di chissà cosa deve accadere, noi continuiamo con coraggio e coerenza a dire che votiamo SI alla riforma costituzionale e sollecitiamo i forti di questo paese a fare altrettanto, votare SI in modo massiccio e compatto. Le ragioni del SI. Finalmente dopo anni e anni di sforzi vani, il Parlamento della XVII legislatura è riuscito a varare con una larga maggioranza una riforma costituzionale che affronta efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese. L’iter della riforma è durato oltre due anni, è passato per sei letture, tre per ciascuna Camera, con quasi seimila votazioni e l’approvazione di centinaia di emendamenti. Entriamo nel merito. Il testo modifica molti articoli della Costituzione, ma non la stravolge. Riflette anzi una continuità con le più accorte proposte di riforma in discussione da decenni e, nel caso del Senato, col modello originario dei Costituenti e poi abbandonato a favore del bicameralismo paritario, impostosi per “ragioni prudenziali dopo lo scoppio della Guerra fredda”. Nel progetto di riforma non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che serve, e non da oggi. Ricordiamo, a titolo ricognitivo che:
1. viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo.
2. I procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali, a seconda che si tratti di revisione costituzionale o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo fra Stato e autonomie, dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica, permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi, impedendo eventuali colpi di mano della maggioranza, ma lasciando comunque alla Camera l’ultima parola.
3. La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001, con conseguente incremento delle materie di competenza statale. Nello stesso tempo la riforma tipizza materie proprie di competenza regionale, cui corrispondono in gran parte leggi statali limitate alla fissazione di “disposizioni generali e comuni”. Per la prima volta, non si assiste ad un aumento dei poteri del sistema regionale e locale, bensì ad una loro razionalizzazione e riconduzione a dinamiche di governo complessive del paese. La soppressione della legislazione concorrente serve a razionalizzare in un’ottica duale il riparto delle materie e comporta di per sé una riallocazione naturale allo stato o alle regioni della competenza a disciplinare, rispettivamente, i principi fondamentali e le norme di dettaglio che già spettava ad ognuno di essi. Inoltre, l’impianto autonomistico delineato dall’art. 5 della Costituzione non viene messo in discussione perché la riforma pone le premesse per un regionalismo collaborativo più maturo, di cui la Camera delle autonomie territoriali costituirà un tassello essenziale. Con la riforma, peraltro, non viene meno il principio di sussidiarietà e dunque la dimensione di un’amministrazione più vicina al cittadino rimarrà uno dei principi ispiratori della Costituzione.
4. I poteri normativi del governo vengono riequilibrati, con una serie di più stringenti limiti alla decretazione d’urgenza introdotti direttamente nell’articolo 77 della Costituzione, per evitare l’impiego elevato che si è registrato nel corso degli ultimi anni e la garanzia, al contempo, di avere una risposta parlamentare in tempi certi alle principali iniziative governative tramite il riconoscimento di una corsia preferenziale e la fissazione di un periodo massimo di settanta giorni entro cui il procedimento deve concludersi.
5. Contrariamente alle grandi bufalate messe in giro a “proposito dell’antidemocraticità della riforma” e “all’uomo solo al comando”, si evidenzia che il sistema delle garanzie viene significativamente potenziato come il rilancio degli istituti di democrazia diretta, con l’iniziativa popolare delle leggi e il referendum abrogativo rafforzati, con l’introduzione di quello propositivo e d’indirizzo per la prima volta in Costituzione; il ricorso diretto alla Corte sulla legge elettorale, strumento che potrà essere utilizzato anche sulla nuova legge elettorale appena approvata; un quorum più alto per eleggere il Presidente della Repubblica. Del resto i contrappesi al binomio maggioranza-governo sono forti e solidi nel nostro paese: dal ruolo della magistratura, a quelli parimenti incisivi della Corte costituzionale e del capo dello Stato, a un mondo associativo attivo e dinamico, a un’informazione pluralista.
6. Viene operata una decisa semplificazione istituzionale, attraverso l’abolizione del Cnel e la soppressione di qualsiasi riferimento alle province quali enti costitutivi della Repubblica.
7. Infine, lo sforzo per ridurre o contenere alcuni costi della politica è rilevante: 220 parlamentari in meno (i senatori sono anche consiglieri regionali o sindaci, per cui la loro indennità resta quella dell’ente che rappresentano); un tetto all’indennità dei consiglieri regionali, parametrata a quello dei sindaci delle città grandi; il divieto per i consigli regionali di finanziare senza controlli i gruppi consiliari; e, senza che si debba aspettare la prossima legislatura, parimenti alle novità precedenti, la fusione degli uffici delle due Camere e il ruolo unico del loro personale. Questa è la riforma Costituzionale. Nel progetto non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che serve, e non da oggi. Anzi diciamo di più, il testo non è, né potrebbe essere, privo di difetti e discrasie, ma non ci sono scelte gravemente sbagliate (per esempio in materia di forma di governo: l’Italia rimane una repubblica parlamentare) o antidemocratiche. La verità è questa: la carta voluta dai Padri Costituenti non si tocca perché intervenendo solo sulla parte organizzativa della Costituzione e rispettando ogni virgola della parte prima – la riforma potrà perseguire meglio quei principi che sono oramai patrimonio comune di tutti gli italiani. Si tratta ora di raccogliere le sfide di una competizione europea e globale che richiede istituzioni più efficaci, più semplici, più stabili. E’ per tutte queste ragioni di metodo e di merito che noi siamo convinti della bontà della riforma approvata con coraggio dal Parlamento e della sua utilità per il miglior governo del Paese. Il SI garantirà meglio di qualsiasi altra scelta tutto questo.

Mario Sandoli
per la nascente Associazione politico-culturale “Il Gabbiano”

Condividi...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page